luglio 2009
Monthly Archive
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Partenza per Ziguinchor alle 6,30. Gianandrea regala le sue scarpe impolverate ad un ragazzotto che le aveva ammirate tutta la settimana. E’ così felice che le bacia! Noi osserviamo la scena divertiti e un po’ schifati. Saltiamo sul taxi, sulla strada ci aspetta il vecchio pick up delle nostre suore. Ridiamo, viaggiano davanti a noi, lo portellone si spalanca ad ogni dosso, per richiudersi ad ogni curva, non ce la fa più. Sosta al Seminario di Ziguinchor, è ancora buio ma i ragazzini sono tutti in piedi e tutti quelli che incontriamo ci stringono la mano augurandoci il buongiorno. Il Direttore ci sta aspettando con il piccolo Frank, ci porge un piccolo pensante per la famiglia che aiuta il ragazzino e la pagella. Frank è un bellissimo ragazzino dall’aria timida e intelligente, scattiamo le foto e salutiamo, non c’è tempo! Arriviamo all’aeroporto perfettamente in orario, più di due ore prima dell’imbarco. SORPRESA: l’aereo è pieno, non possono imbarcarci. Scherziamo?! Abbiamo confermato 2 giorni prima noi, e ieri sera, per sicurezza ,Margherita dall’Italia. Nessuno ascolta le nostre vivaci proteste, siamo disperati, , non possiamo perdere la coincidenza a Dakar. Mentre cerchiamo febbrilmente una soluzione, notiamo suor Domitilla che parla continuamente al cellulare. Ad un tratto ci informa che è in attesa di una risposta dall’Aereonautica Militare, se è appena possibile ci porteranno loro fino a Dakar. Gli occhi di Simone (non solo i suoi a dire il vero) brillano, che avventura! Dopo pochi minuti la delusione, l’aereo è a Dakar per prendere il ministro Non So Chi e rientrerà nel pomeriggio . L’unica soluzione è raggiungere il Gambia con una vettura, l’aereo della Livingston sappiamo che farà scalo lì, ripartendo alle 16. Sono le 10, ci dicono che se tutto va bene il viaggio fino in Gambia può durare 3 ore, 3 ore e mezza, c’è anche un lungo tratto di sterrato. Siamo costantemente in linea con Margherita in Italia, che è agitatissima, ci approva, intanto lei ordinerà di non chiudere il ceck-in a Banjul fino al nostro arrivo, minacciando tutto e tutti. Sappiamo di cosa è capace! Intanto Gianandrea sparisce di corsa con un senegalese che vuole portarlo in un’autorimessa a scegliere un mezzo adatto a 6 persone e 10 valigioni, per un viaggio simile. Domitilla non è tranquilla, chiama la superiore di Ziguinchor, ed arriva una suora tonda, ancora giovane, dall’aria pacifica e gioviale, si chiama Margherite. Ci comunica che per tranquillità, ci scorterà lei fino a Banjul, sa come muoversi in Gambia, per i turisti fai da te non è molto facile. Magnifico, ora abbiamo due angeli custodi, uno in Italia e uno Senegal, con lo stesso nome! Intanto arriva Gianandrea, il mezzo proposto non ci pare un gran che ma alla fine ci si accorda per questo e per il prezzo. Carichiamo i bagagli sul “portapacchi” e li assicuriamo con delle funicelle. Ci stipiamo tutti sul taxi più caldo, scassato e maleodorante della storia. Davanti il taxista e la suora, viaggiamo preoccupati, riceviamo continuamente chiamate confortanti da Margherita e Marina, le nostre amiche operatrici in Italia e da Giovanni, tutti in ansia per noi. Sussurro a Franca “Questa non è la pista dove è stato assalito il convoglio di suor Clementine l’anno scorso dai guerriglieri indipendentisti?” Annuisce e bisbiglia “Credo di si ma mi pare di aver sentito che ora abbiano spostato la loro roccaforte”. Sospiriamo e cerchiamo di non farci capire dagli altri. Teniamo d’occhio però ognuna un lato della strada Ben presto passiamo ad altri problemi, inizia lo sterrato, ad ogni sobbalzo temiamo si sfondi il tettuccio del taxi e ci vediamo già stritolati dai bagagli. Ad ogni colpo ci voltiamo temendo di vedere qualche valigia per strada, quando ci rilassiamo un po, in una frazione di secondo vediamo Simone parare in maniera perfetta, sporgendosi dal finestrino, una grossa valigia verde, scivolata di fianco. Ci complimentiamo, ci fermiamo e gli uomini tentano di assicurare meglio le” cordicelle”. Risaliamo, suor Margherite, gentilissima chiude con un bel colpo la portiera dal lato di Simone, peccato che lui non abbia ancora tolto 4 dita!. Urla, io non ho il coraggio di guardare, temo il peggio, invece pare proprio solo una forte schiacciata, non ci sono ferite grazie a Dio, con tutta quella ruggine! Suor Magherite, dispiaciutissima controlla e massaggia esperta le povere 4 dita, dichiara che non ci sono fratture e si riparte. Alla frontiera dobbiamo cambiare vettura, il nostro autista non ha il permesso di entrare ma chiama un amico fidato del Gambia, che supera il severo controllo di Marguerite. I doganieri molto simpaticamente ci fanno aprire tutto e… lasciamo perdere. Suor Margherite dichiara che ci è andata ancora bene, ci fa capire che lei è venuta proprio per quello. Si prosegue alla volta dell’aeroporto, dal niente più assoluto, come per magia ci troviamo su un lungo viale asfaltato e alberato, Simone esclama”Cos’è? Viale Forlanini?”
Ad un tratto ecco apparire il più bell’ aeroporto che vi potete immaginare in Africa, che strano Paese ! Qualche altro piccolo incidente in aeroporto ma finalmente capiamo che la nostra avventura finisce bene. Abbracciamo e ringraziamo suor Margherite, troviamo anche il tempo di rilassarci un po’ prima dell’imbarco.
Ancora qualche strascico: Simone, stremato, in aereo si addormenta, è così alto che una gamba sporge nel corridoio. Un classico, l’hostess zelante passa di corsa col carrello e sbatte violentemente sul suo ginocchio.Il poverino si sveglia con un urlo, zoppicherà per 4 giorni! Sbarchiamo, è bello per tutti, non solo per Franca, abbracciare Giovanni che è venuto a prenderci. Da casa si teneva informato di tutto e oggi era veramente preoccupato.
Ora quanto lavoro ci aspetta! La. povera Dina il giorno seguente è in pronto soccorso . Sta malissimo, per fortuna covava solo l’influenza senegalese ma purtroppo l’ha presa in forma fortissima con altre complicazioni. Ne ha avuto per 3 settimane, ora sta meglio ma… ci dispiace immensamente. Per fortuna non ha perso il sorriso, né la voglia di tornare. Grazie di cuore a chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui. Ho raccontato questo viaggio senza pretesa alcuna, ho solo cercato di trasmettere emozioni e sensazioni, se poi riuscirò, nella mia semplicità, a trovare nuovi amici disposti a prenderci per mano, toccherò il cielo con un dito.
GRAZIE A TUTTI
0 comments francesco238 | DIARIO DI VIAGGIO: Cronaca di 7 giorni meravigliosi, intensi e laboriosi
Ultimo giorno, Cabrousse, ultime foto, quel che è fatto è fatto, siamo soddisfatti, non saremo riusciti ad accontentare tutti ma sappiamo di aver lavorato con impegno e tutta la nostra anima .Prima del termine della mattinata c’è in serbo un’altra sorpresa, una rappresentanza di genitori che collaborano con la scuola con il Direttore e le suore ci hanno preparato la loro festa. Anche qui tavola d’onore per noi, dietro, le sedie per molti genitori. Anche ora mi è difficile descrivere ciò che è successo, ci provo. In perfetto silenzio escono i bambini, classe per classe, accompagnati dalle loro insegnanti, in ordine di “altezza”, prima arriva la “creshe” (2,3 anni) e via così, fino ai più grandi (12 anni). Li schierano davanti a noi, a semicerchio, in ordine perfetto, il tutto in meno di un quarto d’ora, quasi 500 bambini! Iniziano a cantare un’infinità di canzoni, perfettamente sincronizzati, si aiutano con le mani e con i piedi, tutto ritmato. Siamo stupefatti, siamo solo in 6 ad applaudire e a gridare “merci”, ci pare che i nostri occhi non siano sufficienti per incrociare, almeno una volta, lo sguardo di ognuno di loro. Sono incantevoli, sotto i grembiulini capiamo che si sono preparati con estrema cura, non scorderemo mai uno che deve avere ricevuto in dono da Chissà Chi un capo veramente IMPORTANTE, un bel piumino adatto per l’Alaska, lui lo porta orgogliosamente, con tanto di cappuccio bordato di pelo sulla testa, mentre noi stiamo per svenire dal caldo. Alla fine una deliziosa bambina legge e ci consegna una lettera di ringraziamento per tutti i benefattori, personale dei bambini, e ci bacia tutti. Io mi alzo e dico bravi a tutti ma poi mi giro, mi rivolgo ai genitori presenti e dico (Susanne traduce) che se i loro bambini sono tanto più bravi ed educati (scusate tutti, mi spiace dirlo, ma è così) dei nostri in Italia, è certo merito in gran parte delle suore ma soprattutto il merito deve essere loro, del loro impegno , della loro consapevolezza, dei loro sacrifici, tra tante difficoltà. I genitori sorridono e applaudono noi I bambini tornano silenziosamente, velocemente e ordinatamente nelle classi e il “comitato genitori” ci parla dei problemi della scuola, delle loro speranze, dei loro progetti.
Nuovi doni, c’è anche un pensante di almeno 25kg.! Mi spiace ripetermi ma è andata proprio così, si continua piangere come fontane. Ci fermiamo a parlare con le mamme che conosciamo. Arriva anche la mamma delle gemelline, tutte eleganti nei vestitini donati da suor Domitilla, SORPRESA: visto che abbiamo preso i loro dati per farle aiutare, Domitilla si è accordata con la mamma, le bambine si chiamano Cristina e Federica (le figlie di Franca) per via della copertina!
Nel pomeriggio torniamo alla Maternità per salutare le mamme, Domitilla ci presenta un’altra donna che ha un gran bisogno di aiuto. Ha avuto un bel maschietto, Domitilla ci propone di scegliere noi un nome, che fare? Francesca suggerisce timidamente “Valerio?” Valerio è mio figlio, 18 anni, un adolescente particolarmente vivace. Borbotto “contenta lei” Alla mamma piace, comincia subito a cullarlo e ad esercitarsi a chiamarlo. Mi intenerisco. Le altre mamme ridono, battono le mani e ritmano “VA – LE –RIO, VA- LE- RIO” Fatta, battezzato. Penso che forse questa mamma sarà fortunata, mio figlio mi fa ammattire ma so anche che è leale, generoso e pieno di valori (se solo studiasse un po’ di più…!), sono felice anch’io. Simone scatta un milione di foto. Penso anche.: non stiamo diventando un po’ colonizzatori? Tutti questi nomi italiani! Ma no, noi non chiediamo nulla, è il loro modo per dirci grazie e poi sono convinta che a loro piacciano questi nomi dal suono così esotico! D’altra parte in Italia ho conosciuto personalmente una Kimberly Brambilla e un Brayan Gervasoni! Le suore insistono per riaccompagnarci in albergo, usiamo il loro vecchio pick up che ha proprio l’aria di essere in fin di vita. Salutiamo tutti ma sappiamo che suor Martine e suor Domitilla hanno ottenuto il permesso da suor Paulette di accompagnarci all’aeroporto di Zighuinchor l’indomani, anche perché dobbiamo fermarci al Seminario per fotografare un bimbo di 12 anni, molto bravo a scuola ma senza possibilità, una famiglia italiana, nostri amici, sta pagando per lui il college. Prepariamo tristemente i bagagli, la settimana è volata. In serata vedremo di dedicarci un po’ agli ospiti italiani in hotel, durante la settimana hanno tentato di informarsi un po’ su ciò che stiamo facendo ma non c’era mai il tempo di spiegare bene. Hanno notato le nostre magliette, ne abbiamo portate alcune nuove, per eventuali regalini. Ne abbiamo avanzate 5 o 6. Tutti le vogliono, a saperlo ne portavamo di più, con la fatica che facciamo a venderle a casa! Il giorno dopo, in aeroporto, li vedremo tutti indossarle orgogliosamente!
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Simone è con noi, alle 9 siamo già ad Oussouye, iniziamo subito il nostro lavoro, dobbiamo terminare in mattinata, nel pomeriggio arriveranno anche suor Domitilla e suor Paulette, dobbiamo discutere dei progetti futuri ed inoltre hanno invitato dei genitori che vogliono assolutamente conoscerci
Con Simone va tutto meglio, esperti, ormai lavoriamo in fretta, rimane un problema, far sorridere i bambini più piccoli, Francesca ci prova anche con il solletico, ottenendo solo patetici contorcimenti. Hanno tutti l’aria timida e spaventata, appena Franca me ne indica uno, preparo la striscia col suo nome tenendolo stretto a me, la paura di sbagliare bambino è sempre tanta! Nel tenerli stretti sento i loro cuoricini battere all’impazzata, non capiscono bene cosa si voglia da loro, sicuramente le suore avranno spiegato ma è un concetto così difficile, loro sono così piccoli! Non posso far altro che accarezzarli e pensare che forse hanno qualche parente animista, chissà che strane storie hanno sentito sulle macchine fotografiche. Non c’è tempo per tentare di metterli a proprio agio, maledizione! Il lavoro continua veloce, prendo una bella bambina, Fatima (a proposito, non potete immaginarvi quanti siano i casi di omonimie), e la sistemo, Franca mi dice ridendo “Guarda che è la tua”, sta controllando la lista. Per la “par condicio” aiutiamo un bambino dell’orfanotrofio e uno del villaggio. Rapida la porto in un angolino, all’ultimo momento, giocando sugli etti dei kg. consentiti, le ho comperato una maglietta. Questa volta siamo stati severissimi con i benefattori, niente regali personali visti i limiti di peso, precedenza al materiale umanitario, solo fotografie o posta! L’ ultimo giorno però a qualcuno non ho saputo dire di no e ho riempito gli ultimi etti con qualche magliettina personale. Ora ho davanti la “mia” bambina, ho un’impalpabile magliettina per lei, non ho nessuna letterina , contavo di parlarci, raccontarle della mia famiglia, chiederle della sua, farle tante raccomandazioni! Invece eccola qui, le parole non vengono, già mi chiamano per continuare il lavoro. Come mi presento? Decido di non dirle un bel niente, le metto in mano la sua maglietta, spunta la consueta lacrimuccia, le dico “E’ per te”. Ringrazia compita ma perplessa, leggo il fumetto sopra la sua testolina “Perché proprio a me?” Le stampo un sonoro bacione sulla guancia e la rispedisco in classe. Ancora oggi si chiederà chi fosse quella strana Alulum lacrimosa che le ha regalato una maglietta verde acqua. Niente tempo per pensare, si continua! Terminiamo appena in tempo, per l’una. Nel pomeriggio sappiamo che arriveranno altri bambini che aiutiamo con storie diverse, da altri villaggi.. Dina è un po’ triste, ha saputo che la mamma della bambina che aiuta è poliomielitica e vive in carrozzella. Vorrebbe andarla a trovare ma il suo villaggio è distante e non si farebbe in tempo, Convinciamo comunque lei e Simone ad uscire a fare un giretto almeno lì attorno, poveretti, loro non sono riusciti a vedere altro che orfanotrofi, maternità e seminari, Simone ha fotografato il mare sempre all’alba o di notte! Noi ci sediamo con le suore che ci parlano ognuna dei problemi della propria struttura. Ci sentiamo veramente impotenti ma promettiamo di fare del nostro meglio. Arrivano gli altri bimbi con le famiglie, nuove emozioni e nuove foto. C’è una mamma in carrozzella, le hanno amputato un piede e devono amputarle anche l’altro, lei si oppone, vuol tornare a camminare per il suo bambino. E’ così giovane, bella e dignitosa! Non sappiamo che dire, ci fidiamo di Domitilla, è un caso che le sta molto a cuore. Arriva Marie Soleil, la neonata del nostro calendario, la sua mamma ,14 anni è morta di parto proprio mentre Francesca e Giulia erano lì ad Agosto. Per il momento la tiene la mamma di suor Domitilla. E’vestita come una bambolina, è tenera e bellissima.
Quante storie abbiamo ascoltato quel pomeriggio. Quanti giochi abbiamo organizzato, quante ancora le foto scattate… Giunge sempre troppo presto il taxi, dobbiamo salutare definitivamente, per questa volta non torneremo più ad Oussouye, Francesca è in un angolo che singhiozza salutando la sua prediletta, la piccola Paulette. Mi torna in mente un particolare del pomeriggio. Quando ci riuniamo per discutere i progetti, suor Paulette mi chiede di Francesca. Lei è molto comunicativa, eccezionale con i bambini ma… senso pratico ahimè! Quando ci sono da discutere problemi a tavolino non c’è mai. Anche questa volta la vedo sommersa dai bambini, divertirsi come una matta. Scuoto la testa e rispondo a suor Paulette” E’ fatta così! Lei è Francesca dei bambini” Suor Paulette ride contenta e dichiara “Oui, è vero… è Francesca dei bambini!” Capisco che è nato il suo nome africano! La chiamo, arriva controvoglia, abbraccia suor Clementine 2, nuova responsabile dell’orfanotrofio, le raccomanda i “suoi” bambini e le chiede se può sempre tornare come ospite, nella sua famiglia africana. Suor Clementine 2, tonda come una mela, la stritola in un abbraccio, la bacia sonoramente e le dice che la “sua” cameretta l’aspetta per Agosto.
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All’alba parlo con Dina , Simone è messo male, la febbre è ancora alta, disturbi gastrointestinali. Le passo il mio antibiotico, è più forte del suo, dose massima, tanto è un gigante. E’ arrabbiatissimo e preoccupato per le foto. Vorrei piangere ma sorrido e lo rassicuro, ce la caveremo! E’ irremovibile, non vuole assistenza, sua madre deve venire con noi per aiutarci. A malincuore partiamo
e, come proprio da programma, alle 9 siamo ad Oussouye , in perfetto orario-
Stiamo aprendo gli zaini per iniziare il nostro lavoro ma Georgette ci ferma, i bambini della scuola Materna hanno preparato qualcosa per noi. In ognuna delle 3 classi, questi piccolini hanno preparato una canzone di benvenuto e una di ringraziamento. Le maestre li accompagnano con gli jambè. Sono bravissimi, impegnatissimi , spontanei e … meravigliosi! Non finisce qui. Nel cortiletto si radunano e tutti insieme, nuovi canti e nuovi balli, sono irresistibili, peccato che dobbiamo scattare 200 foto. Ad un certo punto applaudiamo, pensiamo che l’esibizione sia finita, ci alziamo,prendiamo gli zaini, ci complimentiamo con le insegnanti e suor Georgette ma ci scusiamo… dobbiamo proprio iniziare. Georgette non dice niente, sorride, rimanda i piccoli in classe e si comincia. Gianadrea è nervosissimo, qui è più difficile scattare le foto, c’è meno spazio, i bimbi sono più piccoli e c’è più confusione . Lui è meno esperto e la nostra macchinetta non rende molto, siamo uno in meno, insomma è tutto più complicato. Gianandrea inizia a sbraitare,” No così, no cosà, sposta gli altri bambini, mi fanno ombra, tieni quest’altro, aspetta, vieni, corri… allora?” Temo mi chieda di spostargli anche il sole, che stress! Si comincia con i bambini che mancano, trasferito, “ ma come, dove? ”la povera Georgette è arrivata da poco, non li conosce, non sa. Poi gli ammalati, quanti! Accidenti all’epidemia senegalese! Ad un certo punto mi faccio prendere dal panico: “ Ma come trasferito?,L’ ho appena sostituito ad un altro trasferito!” Sgrido quasi suor Georgette, lei si giustifica: “ La famiglia si è trasferita per motivi di lavoro la settimana scorsa! “Anche questo è malato? Non è possibile, la famiglia non ha mai avuto una fotografia, per favore suora, veda se domani è possibile farli venire”. Lei promette che farà del suo meglio”. Ad un tratto mi dico che mi devo dare una calmata, d’accordo l’ansia di portare a casa riscontri per tutti ma… cosa sto facendo? Sto vivendo la lista con troppo pathos, dopotutto non è la lista di Shindler , non muore nessuno per fortuna! MA COSA STO FACENDO? Pretendo che una suora trascini a scuola bambini malati per farsi la fotografia. Le dico di lasciar perdere, domani sarà quel che sarà, le famiglie in Italia capiranno! Arriva la una, è l’ora di pranzo, termineremo domani. Suor Georgette ci dice che prima di tornare in orfanotrofio le insegnanti vogliono parlare e ringraziarci. Ci sediamo tutti insieme all’ombra mentre i bambini vanno a pranzare.
Le insegnanti ci ringraziano non solo per i sostegni ma anche per il materiale didattico che abbiamo inviato. Ci consegnano un quadro per uno fatto dai bambini e le lettere di ringraziamento per i benefattori, noi diciamo che la festa è stata bellissima e loro molto brave. Suor Georgette con naturalezza ci dice che è stato un peccato doverci interrompere prima, i bambini avevano preparato dei balletti stupendi. Che figuraccia! Ci sentiamo malissimo, tutta colpa del tempo, avevamo bisogno di un mese!
Nel pomeriggio comunque dobbiamo parlare con le suore di un milione di problemi, controllare conti ecc. ma avremo tempo di gustarci i piccolini. Più tardi infatti ci apprestiamo a controllare la contabilità di suor Georgette, lei ci tiene moltissimo, ha una contabilità precisissima. Noi ripetiamo che non è necessario ma lei ci mostra quanto ha speso, fino all’ultimo centesimo. Gli stipendi degli insegnanti, la mensa dei bambini, il materiale scolastico ecc. Ordinata e precisa la battezziamo “la ragioniera” Ma quando inizia a parlare dei sostegni scolastici non ci raccapezziamo più, perfino Franca , il genio della contabilità, suda e si agita. Gianandrea continua a commutare disperatamente in euro. Noi abbiamo mandato tutti i rinnovi e perfino parecchie “nuove adozioni”, perché i conti non quadrano? Pensiamo che suor Georgette voglia farci capire che le mancano dei soldi. Sono sconsolata, non servo a molto, dopo i primi tre numeri ho perso il filo. Finalmente capiamo, suor Georgette ragiona in maniera completamente diversa dalla nostra. Sa che noi non abbiamo (ancora) benefattori per tutti i bambini, ma tutti hanno la medesima necessità, così man mano che i soldi arrivavano li divideva per il numero dei bambini presenti e così, mese per mese, la scuola finora era stata pagata a tutti. Le spieghiamo che noi assegniamo 80 euro ad ogni bambino, ogni famiglia italiana paga la scolarità di UN bambino. Capiamo il suo problema ma per l’anno prossimo vogliamo che sia così, se poi le famiglie, nel nome della solidarietà dei villaggi, si accordano per autotassarsi e chi ha un po’ meno problemi decide di versare qualcosa in più per favorire il bambino che non ha ancora casualmente un benefattore, ben venga, ma per noi è importante che sia garantita la scolarità per tutto l’anno del bambino aiutato. Chiarito tutto, suor Georgette è soddisfatta. Capiamo la sua ansia, nonostante la sua nuova contabilità, tenendo conto del considerevole numero dei bambini trasferiti, le avanzavano dei soldi, ce li vuole restituire. Non se ne parla nemmeno, come li deve usare? Decida lei! Georgette timidamente ci spiega che quasi nessuno ha pagato il grembiulino e il sarto sta (giustamente) protestando, certo vada per il sarto. E il rimanente? Può metterlo nella mensa o nel materiale scolastico, in particolare, se è possibile non chieda più soldi alle famiglie più bisognose fin che non troviamo nuovi benefattori! Ora che è tutto chiarito ci alziamo per andare a vedere se i piccolini si stanno svegliando. Vedo nel cortile un sacco di strani grossi uccelli, con il mio consueto spirito di osservazione chiedo soavemente a suor Clementine 2 se sono una razza piccola di tacchini, non so come faccia a rimanere seria rispondendomi che sono condor. Nell’ilarità generale mi difendo, sono solo una povera casalinga, per me i condor sono animali da film western o da cartoni animati, non li ho mai visti nei panni di animali da cortile! Finalmente i piccoli, che delizia! Dina è impressionata dalle croste, tagli, ematomi, piccole e grandi ferite. La “rassicuriamo”, in Africa è così. Giocando sempre all’aperto sono inevitabili i piccoli incidenti, in più qui la flora batterica è molto alta, non esistono disinfettanti e cerottini. Ci si occupa di una piaga solo se c’è in corso una seria infezione, cosa purtroppo abbastanza frequente, data la situazione. Quanti piedini martoriati, i piccolissimi capita che restino senza scarpe (vengono ammucchiate tutte assieme), piuttosto che mettere l’ultimo paio n. 37, se ne vanno scalzi. Penso a quelle mamme in Italia che rifiutano di darci le scarpe smesse dei loro bambini perché “gli ortopedici dicono che non di devono MAI mettere ai bambini scarpe usate, per la buona crescita del piedino meglio che vadano scalzi”. Mi innervosisco, verissimo, sempre che non glieli amputino prima!Vorrei averle tutte qui, ora, forse cambierebbero idea! Diamine, questi bambini non vivono nella foresta amazzonica, non hanno la necessità di crearsi uno zoccolo da cavallo, sono solo bimbi poveri che non hanno le scarpe! Cerco di non pensarci più e gioco con loro tentando anche di non preoccuparmi troppo dell’influenza senegalese, specialmente dopo che Jeanne, la gemella storica, arriva e mi stampa un bel bacione sulla bocca. Invoco lo Spirito e mi lascio andare. Lo Spirito non ci abbandona , nei giorni a venire saremo tutti colpiti ma in forma leggera, 2 pastigliette e va tutto a posto, nessuno deve più fermarsi. Come sono belli i nostri bambini, sempre polverosi è vero, ma puliti! Hanno tutti quello straordinario, inconfondibile buon profumo di bambino. Il taxi arriva puntuale ma per noi è sempre troppo presto, appuntamento a domani! All’hotel troviamo Simone molto meglio, è parecchio sbattuto ma ha già appetito, la cura sta funzionando, è sicuro che domani ce la farà a venire con noi. Grazie, grazie Spirito!
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Oggi inizia il vero lavoro: operazione fotografie riscontro dei bambini della scuola Materna ed Elementare di Cabrousse . Abbiamo già preso accordi con Suor Martine e con le insegnanti. Alle 8:30 siamo già sul posto! Un saluto veloce a suor Domitilla, appena arrivata, la troviamo energica come sempre ma notevolmente dimagrita, ora ha un doppio lavoro, doppie responsabilità. Si assicura per l’ennesima volta che ci fermeremo per pranzo ma anche tutto il pomeriggio perché dice devono passare un” po’” di mamme della Maternità per ringraziarci. Abbiamo già intuito che hanno in ballo una festicciola a sorpresa, dell’entità ce ne renderemo conto solo il pomeriggio. Scappiamo, lei alla Matenità, noi nel cortile della scuola per iniziare.
Fuori il cuore, le strisce, le caramelle, distribuiamo i ruoli .Simone, naturalmente il fotografo, è tranquillo e sicuro, sceglie la posizione, la posa, Francesca che deve essere fotografata con i piccoli non può rimanere in piedi o accovacciata immobile tutta la mattina sotto il sole a 40 gradi di temperatura. Si opta per una seggiolina, il bimbo starà sulle sue ginocchia. Franca che è precisa tiene la lista dove man mano spunterà i bambini fotografati e prenderà nota degli assenti, dei trasferiti ecc. Io, con Gianandrea, devo applicare le strisce col nome sul cuore, devo accompagnare il bambino da Francesca, seguire le istruzioni di Simone, il cuore più su, più giù, più inclinato (per via del riflesso), Francesca ha il compito di cercare di far sorridere i bambini. Dina deve tenere d’occhio il bimbo fotografato, recuperarlo senza confonderlo con gli altri (sembra facile!) e dargli tre caramelle, non di più, l’ha stabilito quella rompiscatole della solita capogita.Gianandrea deve stare pronto a cambiare il biadesivo sul cuore, scrivere, alla necessità, correggere i nomi sulle strisce.Tutto questo per più di 300 bambini. Coraggio, possiamo farcela! Si comincia, andiamo benissimo, il nostro è un lavoro a catena con suor Martine e un’insegnante che, con un copia della lista in mano, sfrecciano per il cortile a prelevare i bambini dalle varie classi. Suor Martine mi fa proprio pena, zoppica vistosamente, ha un problema ad un’anca ma ha paura dell’intervento, la capisco! Comunque sudata e decisa continua a correre, cercando di interpretare quei nomi astrusi che spesso noi abbiamo riportato male. Continuamo senza sosta fino alle 11, suona l’intervallo. Cabrousse ha una scuola grande, frequentata da bambini che vanno dai 2 ai 12 anni. E’ una bella costruzione, come l’orfanotrofio è stata costruita da padre Luigi di Bergamo che aiuta in questo modo da parecchi anni. Nel cortile si riversano 490 bambini che giocano e fanno merenda. Naturalmente è pausa anche per noi. Ci sparpagliamo e siamo assediati da bambini festosi di tutte le età. I piccoli ci si arrampicano in braccio, ne teniamo più che possiamo, intanto cerchiamo di rispondere alle domande dei più grandi: “ Chi siamo, come ci chiamiamo, da dove veniamo, cosa facciamo ecc..”
Dopo qualche minuto arriva Francesca agitatissima, ha gli occhi fuori dalle orbite:
“ Mamma, non posso crederci ho trovato Francesca, ti ricordi?” Anch’io non posso crederci, 3 anni fa Francesca è tornata in Senegal con un gruppo di Torino. Per la prima volta ha visitato la Maternità di Cabrousse, il 31 Dicembre precisamente. Una donna aveva partorito poche ore prima, Francesca le aveva chiesto che nome avrebbe dato alla piccola, la giovane donna aveva risposto: “ Non so ancora, tu come ti chiami?… Bene, allora la chiamerò Francesca.” La stessa cosa era capitata ad Oreste, si erano scattati reciprocamente una foto con il neonato in braccio ed erano tornati in Italia pensando che laggiù, in quell’angolino d’Africa ci fosse qualcuno con il loro nome. La foto di Francesca era talmente bella che l’abbiamo messa sui nostri cartelloni e lei ha sempre pensato a questa Franceschina ma senza soffermarsi troppo. Una delle tante piccoline le si avvicina, tenuta per mano da una grandicella con il grembiulino di scuola che le si presenta come la sorella. La piccina, un faccino stupendo da furbetta le si arrampica in braccio e alla solita domanda “ Come ti chiami?” Risponde pronta” Francesca”, non Francoise . Fransì,o Francisca… proprio Francesca! La mia Francesca perde un battito di cuore, chiede alla sorella la data di nascita ma lei ricorda solo l’anno e il periodo (dopo Natale) . Volano in classe, con la maestra, si controlla il registro: ” Francesca Diatta nata il 31-12-2005, scorre l’elenco, nella stessa lista c’è anche un “Oreste”. E’ troppo! Ride e piange insieme, parla con l’insegnante,no, la bambina non ha ancora un benefattore, certo che ne ha bisogno, come quasi tutti del resto! Corre da noi e racconta tutto, Simone è pronto per le foto. “ Non posso che dire” Grazie Spirito”, se fosse passata 2 minuti dopo, 2 metri più in là , tra 500 bambini non avremmo mai saputo niente di lei. Allora è tutto vero, queste persone non vogliono solo essere gentili con i turisti. Riprendiamo allegramente il nostro lavoro, ogni tanto un trasferito,ai primi non mi preoccupo troppo, so che è abbastanza normale, mi spiace solo per le famiglie in Italia, che magari si sono affezionate a quella prima foto Alla una siamo esausti ma a buon punto, abbiamo programmato di tornare a Cabrousse Giovedì per terminare il lavoro, nella speranza che nel frattempo qualche malato torni a scuola. Torniamo in orfanotrofio, nel frattempo è arrivata suor Paulette, la conoscevamo appena, scopriamo che è simpaticissima, del tutto informale e pronta alla battuta.. Ha ancora il grembiule, ha voluto preparare con le sue mani un piatto per noi, delizioso, davvero, insalata,uova sode, avocado e pompelmo. Pranziamo in allegria, le raccontiamo tutto della piccola Francesca, lei ride, batte le mani, dice: “ E’ bellissimo, incredibile, evviva” Conosce 10 parole di italiano ma è molto sveglia, alleviando così le fatiche della povera Franca, perché io sono il suo tormento, pretendo che traduca tutto giacchè è quella, tra noi che parla decentemente ,( per me ottimamente) francese.
Dopo pranzo, cerchiamo di raggiungere i bambini dell’orfanotrofio ma le suore ci guidano in un salottino, dove ci aspettano, sorpresa, la piccola Irene( vedi Lo Spirito dell’Africa) con la mamma Saly e la piccola Ramma, una bimba, alla quale, in seguito ad un incidente è stata amputata una gamba. Ora cammina, le hanno applicato, non chiedeteci come (ora porta solo pantaloni lunghi ) un bastone con la punta in plastica per non scivolare. Questo le permette di camminare da sola, ora riesce anche a sorridere … qualche volta. Ci si stringe il cuore, in Italia stiamo studiando come aiutarla per una protesi ma non abbiamo niente di concreto da proporre alla sua famiglia, così non possiamo toccare l’argomento. Qualche scambio di regalini, un’infinità di foto, una faticosissima conversazione, le 2 mamme parlano poco francese, solo Diola e noi…ahimè! Non sappiamo più che fare,oltre a sorridere e ricambiare sorrisi .Sono spariti tutti. Cominciamo a sospettare di essere stati blindati nel salottino per via della “ festa a sorpresa.
Dopo un tempo interminabile arriva Domitilla che annuncia : “ E’ tutto pronto nel cortile della scuola, venite con me” Prima di aprire la porta ci spiega:” Fuori troverete la rappresentanza delle mamme più anziane, la tradizione vuole che siano loro a portarci al centro di questa festa di ringraziamento ,troverete nel cortile le mamme di Cabrousse e dei villaggi vicini che prima o poi sono passate per la Maternità. Ci sono le rappresentanti delle 3 religioni: cattolica, mussulmana e animista. Dovete seguirle, prima Francesca ( come Presidente), dietro tutti noi. Coraggio e buon divertimento!” Apre la porta un gruppo di donne anziane in costume tradizionale con un in mano un ramo di palma, ci accoglie con inchini, parole incomprensibili, sorrisi, si forma un corteo festoso noi seguiamo come ci è stato spiegato.. Quello che vediamo supera ogni nostra fantasia. Nel cortile, in cerchio ci sono almeno 200 mamme, molte altre sedute a terrra, il pubblico. Al centro un enorme tam tam, 2 jambè e un gruppo di uomini che iniziano subito a suonare. Scoppiano gli applausi. attoniti e con l’aria da salami ci sediamo ai posti che ci vengono indicati ad una grande tavola imbandita, sotto il portico. Ci presentano le autorità: il sindaco (o capo villaggio) di Cabrousse , quello di Oussouye e il Prefetto. Altri ancora, dei quali non capiamo la carica ma sono le autorità dei villaggi. Inizia la festa, forse siamo in un film! Dopo gli applausi iniziano le danze, sono danze rituali, spiega suor Domitilla. Ci sono donne giovani e bellissime con fantastici costumi, ci sono donne abbigliate in modo bizzarro, il meglio che hanno trovato, alcune tengono in mano degli ombrelli (per il sole?) addobbati con carte di caramelle, fiori, mille piccole cose strane. Molte hanno barattoli legati alle caviglie, tutto aiuta a produrre suoni, musica… Moltissime hanno legati saldamente sulla schiena i loro neonati. Suor Domitilla ci spiega che le mamme che hanno appena avuto un bambino, se vogliono partecipare alle danze rituali, sono obbligate a portarsi il neonato. Hanno voluto venire tutte! Siamo affascinati e commossi, Domitilla e Paulette cercano di spiegarci, noi capiamo molto ma non tutto. Ci è chiaro solo che sentiamo di non meritare tutto questo. Non ho parole per descrivere una manifestazione di questa portata. C’era anche un operatore che ha filmato tutto, ci hanno donato il CD, meno male, per descrivere ciò che abbiamo visto credo che le parole adatte non esistano! Queste donne hanno danzato per noi per oltre tre ore, sotto un sole cocente. Molte avevano in mano un secchiellino, qua e là abbiamo notato dei grandi secchi pieni d’acqua. Ogni tanto, passando, riempivano il secchiellino e bevevano, senza fermarsi mai! Ci sono state solo le interruzioni dei discorsi! Il ringraziamento delle autorità e quello delle mamme delle tre religioni. E’ presente anche Susanne una giovane che lavorava per Alpitour e traduce in italiano, in francese e in Diola. Suor Domitilla dice a Francesca che deve rispondere, lei è bravissima a scrivere, parla senza problemi davanti a piccoli gruppi, tranquillissima quando le capita di fare presentazioni nelle scuole ma… è timidissima. Nelle manifestazioni ufficiali (teatro, spettacolo di danza ecc.) prepara discorsi magnifici a casa ma la platea la paralizza, finisce per bloccarsi e dimenticare la metà di quello che vuole dire. Perde colore, dice a Domitilla:”non ce la posso fare, non sono preparata, sono troppo emozionata, mi viene già da piangere!” Lei l’abbraccia e le suggerisce:”Fissa un punto preciso che ti tranquillizza e lascia parlare il tuo cuore, io sono accanto a te!” Lei coraggiosamente si alza ma mi sussurra:”Come vorrei Cristina e Giulia in questo momento!” La capisco, tutte l,e situazioni più difficili, qui le ha vissute con loro. La guardo, così piccina in mezzo a Domitilla e a Susanne davanti a quel mare di folla. Inizia a parlare e io a piangere, non so come aiutarla, non afferro le parole, sono troppo tesa ma capisco che sta dicendo le cose giuste. Susanne traduce, c’è un silenzio irreale. Sento la sua voce solo commossa ma parla sicura, senza interruzioni. Alla fine le mamme applaudono sorridendo, una si alza, le corre accanto e le lega in vita il suo “panne”. Altre la seguono e la coprono di collane. Altre ancora arrivano anche da noi, collane per tutti! Ci consegnano un quadro che riproduce il villaggio di Cabrousse: la Maternità, la scuola, anche …il pick- up. C’è tutto insomma! Altri regalini, piccole piroghe con il nostro nome e Amico Senegal. Si brinda con le bibite, le noccioline e c’è anche una bottiglia di vino! Riprendono le danze, Dina è la migliore
, invitata, non esita ad entrare nel cerchio e si ingegna a seguire quegli strani passi e gli ancheggiamenti. Simone si sfoga a fotografare tutto. Ora l’atmosfera è più informale, le mamme coi piccoli sulla schiena, esauste iniziano a fermarsi, si avvicinano, si presentano, chiacchierano, alcune le conosciamo già. Conosciamo i neonati che Domitilla ha scelto come particolarmente bisognosi di aiuto. In Italia qualcuno chiede di poter aiutare i bambini fin dalla nascita. A questi bambini suor Domitilla ha voluto dare i nostri nomi, così conosciamo un piccolo Franco e una piccola Luisella. Ci accorgiamo finalmente che è buio ma.. e il taxi? Eccolo là, ci aspetterà da ore ma vista la situazione ha deciso di aspettarci e godersi la festa. Frastornati salutiamo tutti, appuntamento a Giovedì. Simone ha un gran mal di testa e ha freddo, è stanco? C’è anche la febbre: oh, noo! L’influenza Senegalese!
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Oggi partiamo per Ziguinchor, che emozione, abbiamo dato appuntamento a Clementine da padre Nicola ,al Seminario E’ l’unica occasione che abbiamo per vederla. Sedhiou è troppo lontana per noi, poi dobbiamo vedere e fotografare i 4 ragazzi orfani che aiutiamo e che studiano al College ( scuola superiore), vedremo anche Jean Pierre! Partenza 8:15. Certo, ora la strada è asfaltata ma non immaginate “ ingrano la marcia e via”. La strada è di tutti, è un continuo andare di clacson per attraversamento galline, mucche, cinghialetti, capre, pecore, per nulla infastiditi dalle rare vetture, passeggiano e attraversano con calma. In prossimità dei villaggi poi… bambini anche piccolissimi sbucano da tutte le parti, passanti che salutano ecc..
Per Ziguinchor si passa da Oussouye e Franca mi sussurra :” Ma dobbiamo passare davanti all’ orfanotrofio senza fermarci neanche 10 minuti?” Non so cosa mi prende, continuo con il mio tono severo da “capogita”:
” Ma Franca, abbiamo appuntamento alle 10 con padre Nicola!” Anch’io però guardo speranzosa il taxista, lui sorride e ci dice che se ci fermiamo solo un quarto d’ora arriveremo comunque puntuali. Evviva! Entriamo nello spiazzo che divide l’orfanotrofio dalla Chiesetta. Suonano le campane, sta per iniziare la Messa.. Intravediamo l’ultima suora entrare,sulla porta dell’orfanotrofio rimane un piccoletto, può avere 3 / 4 anni, ci guarda scendere, fa dietro front a lo sentiamo urlare: “ Alulum Alulum “. Ridiamo, è andato ad annunciare l’arrivo dell’uomo bianco. Che emozione ritrovarci nello stesso cortile! Ci viene incontro Sabdou una delle ragazze che lavora lì, i bambini più piccoli, quando le suore non ci sono restano affidati a lei e alle orfane già grandicelle. Abbraccia Francesca, hanno trascorso 15 giorni insieme, con Giulia ad Agosto . I piccoli mi sembrano un po’ abbattuti, vedo Serena, un anno dopo, sdraiata per terra faccino in giù che non dà segni di vita. Terrorizzata guardo Sabdou che mi spiega, niente di grave, capitiamo nel bel mezzo di una semplice epidemia di influenza intestinale, i piccoli sono tutti ammalati ma non sono gravi, l’ha detto suor Clementine 2 che lavora in “ospedale “. Riprendo il mio tono saccentino da capogita e raccomando a tutti di non prendere in braccio i bambini e soprattutto di non BACIARLI. Dina non mi sente neanche, la capisco, tutte quelle braccine tese, tutti vogliono essere presi. D’altra parte non possiamo permetterci di ammalarci, abbiamo troppo da fare. Non resisto, invoco lo Spirito dell’Africa e mi tuffo con gli altri nel piacere di stringere, baciare e coccolare.
Il quarto d’ora vola e dobbiamo scappare via..Si giunge finalmente a Ziguinchor, ecco padre Nicola col suo sorrisone, ad attenderci, il tempo di 2 chiacchiere e… arriva Clementine con Jean Pierrre. La vediamo tesa e dimagrita, Jean Pierre pensa a risollevare gli spiriti, partendo a raffica con le sue domande, sfoggiando l’italiano che ancora ricorda:” Uè Valeio , e Fanco e la motò? Buongionno, ciao amoe ,aivedecci” Con Clementine si concorda di andare subito alla casa dove sono sistemati i ragazzi. Giungiamo in un’abitazione abbastanza spaziosa ma piena di gente, naturalmente non capiamo bene chi ci abita e chi è di passaggio. Ci fanno accomodare su delle panchette basse, gli altri tutti per terra., i 4 ragazzi dell’orfanotrofio ci sembrano così diversi! Certo, sono cresciuti ma non è quello. Sono più riservati, meno spontanei e festosi. Mi rattristo un po’, cerco di pensare che gli adolescenti sono adolescenti in tutto il mondo, anche la mia piccola Flavia, che ha la loro età. ultimamente è così cambiata! Un po’ di conversazione, nel frattempo Francesca e Simone escono per le fotografie. In seguito Francesca mi racconterà che fuori i ragazzi erano diversi, più affettuosi, con loro hanno riso e scherzato. Probabilmente, allontanati dal loro ambiente, non sanno più come comportarsi, sono solo diventati più timidi ed introversi.
Il tempo passa, dobbiamo parlare di molte cose con Clementine, il posto migliore è al Seminario, con padre Nicola, amico comune e che parlando bene italiano, può aiutarci ad esprimere i concetti più complessi. Sono in assoluto le ore più difficili di questo viaggio. Questo incontro così breve, intenso e lacerante non lo dimenticherò mai.. Vogliamo saperne di più sui motivi del trasferimento, sui suoi progetti, su ciò che pensa in generale, sui problemi che ha avuto. Clementine ci racconta le sue verità, gli scontri che ha avuto con suor Paulette e suor Maria Teresa. Ad ogni parola capiamo che questo suo atteggiamento non ammorbidirà certo le superiore. Non siamo così informati sui fatti da essere in grado di esprimere giudizi, in più, al di là di
tutto ,se pensiamo a questo controverso personaggio come a Clementine donna riusciamo a capire molto di più, se pensiamo a Clementine suora, molto meno .D’altra parte la conosciamo, non ritornerà sui suoi passi, il suo più grosso difetto? E’ testarda! Io piango tutto il tempo,temo che la sua posizione sia molto rischiosa, piango per tutto quello che è stato, che poteva essere e che difficilmente sarà. Sedhiou è troppo lontana e pare non sarà la sua destinazione definitiva. Per il momento non possiamo fare niente per lei, una cosa sola è chiara a tutti, noi abbiamo il compito di aiutare i bambini, non una suora, quindi, in qualsiasi caso è in qualche modo arrivato il tempo di voltare pagina. Lo sa anche Clementine! Piangiamo tutti, anche per ragioni diverse, ognuno di noi ha provato in quelle ore emozioni e sensazioni dfferenti, in una cosa ci troviamo tutti d’accordo, se non fosse stato per lei Amico Senegal non sarebbe mai nata, di questo tutti le saremo eternamente grati. E’ arrivato però il difficile momento di cominciare a lavorare più di testa e meno d’ impulso. Si parla, si parla, ma la soluzione non arriva… Padre Nicola, ci incoraggia tutti a continuare a lavorare come abbiamo fatto fino ad ora, i bambini hanno bisogno di noi, ci esorta ad essere più pazienti e fiduciosi. I problemi si risolveranno! Il momento dei saluti è vicino,siamo quasi a metà pomeriggio, il pranzo preparato con tanta cura da padre Nicola, sta aspettando. Cle non può fermarsi oltre, la aspetta un lungo viaggio, non vuole affrontarlo col buio, è sola con la sua vettura. La supplichiamo ancora di scriverci, di spiegarci meglio , sappiamo che non lo farà… Ci abbracciamo tra le lacrime senza una parola, ognuno di noi prega mentalmente qualcuno o per qualcosa. Questi saluti somigliano troppo ad un addio! Cle parte sola, soffocata dalle lacrime e noi rimaniamo soli, troppo soli, davanti al Seminario.
Tentiamo di sfogarci il più possibile, di ricomporci, non possiamo presentarci a tavola così, padre Nicola ha invitato altri Padri del Seminario e ha un ospite italiano che lo aiuta nel suo immenso orto. Ci mostra il “bagno”, capisce che non vogliamo presentarci tumefatti in volto. L’acqua del rubinetto esce tossicchiando ma è meglio di niente. Lui, discreto ci lascia tutto il tempo. Quando ci presentiamo ha un grande sorriso sulla sua faccia buona e ci assicura. “ Andrà tutto bene” Non tocchiamo più l’argomento e riusciamo a gustare ciò che ha preparato per noi. Segue una visita al suo meraviglioso immenso orto, ormai è un impero! C’è tutto, ha avuto e continua ad avere aiuti da italiani suoi amici dai tempi degli studi in Italia. Ormai, oltre al fabbisogno del Seminario, vende molto bene agli alberghi e ristoranti. E’ lui, questo giovane, intraprendente e stimato prete, il nostro uomo, quello sul quale, in futuro, potremo contare per il progetto” favorire lo sviluppo di microimprese “
E’ Domenica, propone una Messa solo per noi, è straordinario, l’atmosfera è irreale. In questa cappellina sperduta nell’ Africa, un prete nero nero celebra una Messa tutta in italiano, canti compresi, per farci sentire come nella nostra Parrocchia. Ognuno di noi ha un diverso percorso di fede ma una cosa è certa, in nessuna Cattedrale ci siamo sentiti così vicino a Dio. Salutiamo padre Nicola, con lui è un rassicurante “ Arrivederci a presto”. Nella strada del ritorno soffochiamo la malinconia concentrandoci sul “ lavoro”. Iniziamo a programmare il giorno dopo, che taxi prendere, a che ora ecc.. Dina che il giorno prima singhiozzava: “ Non so nemmeno una parola dI francese, l’ho studiato alle medie ma non ricordo niente” ( è comprensibile, abbiamo tutti superato i 50, anche se da poco!) La stessa Dina, disinvolta, picchia sulla spalla dell’autista ed inizia una spedita conversazione: domanda disponibilità, prezzi e orari per il giorno dopo. La guardiamo tutti a bocca aperta.” Ma tu non parli francese!” “ Bè, cosa c’è di strano, mi è tornato in mente qualcosa!” Finalmente tornano le risate, le assicuriamo che questa è opera dello Spirito dell’ Africa, poi scherziamo:
“ Vedrai che domani parlerai correntemente Wolof” .Arrivata alla mia camera, ad attendermi c’è il “mio”, cane, si ripete la scena della sera precedente. Sfinita per le emozioni, scivolo nel sonno.
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Ecco, finalmente alle 10 arrivare il nostro taxi, è il primo giorno, perdoniamo ma non si deve ripetere più, abbiamo pochissimi giorni ed un programma intensissimo, non possiamo perdere ore preziose. Si parte, constatimo che con la nuova strada asfaltata è tutta un’altra cosa, anche il taxi sembra più bello, almeno più pulito, ora che non si viaggia più in una densa nuvola di polvere. Troppo bello! Infatti dopo100 mt il taxi ha già forato. Torniamo ad invocare lo Spirito dell’Africa e ci incamminiamo ottimisti, cercando di rassicurare Dina e Simone. Dopo nemmeno 10 minuti eccoti arrivare un taxi, uno dei nostri ragazzotti ha visto la scena e ha telefonato ad un amico. Grazie Spirito e saltiamo su. All’orfanotrofio ci aspetta suor Martine, oggi è un po’ più libera, la scuola è chiusa e con lei iniziamo subito il lavoro delle foto riscontro degli orfani che aiutiamo. Fuori il cuore, le strisce e via. Distribuiamo poi cappellini ai maschietti e occhialini da sole alle bambine, vai con le foto di gruppo. Terminiamo in fretta. Simone è sicuro e bravissimo, sembra un esperto” di reportage” Decidiamo di lasciare liberi bimbi e suore che capiamo sono affaccendate nei preparativi del nostro pranzo.
Pensiamo così di far subito visita alla Maternità, sappiamo che non troveremo suor Domitilla. Nella sua nuova posizione di responsabile è stata chiamata ad un convegno e tornerà Lunedì. Alla Maternità ci accolgono le Matrone che aiutano suor Domitilla. Sono festose ma tutte anziane e parlano solo wolof, una sola giovane e carina ha una piccola formazione ( 3 mesi) parla francese e sa anche leggere e scrivere. Ora che Domitilla ha questo nuovo incarico e spesso deve assentarsi per un giorno o 2, lei deve sostituirla. Per quanto sveglia ci sembri, preghiamo in cuor nostro che non arrivino parti complicati in assenza di Domitlla e che i 3 anni necessari per la formazione di suor Anna Maria, sovvenzionati dal Prof Mangioni e dal personale dei reparti di Ostetricia di Monza, volino! La matrone più anziana ci mostra il nostro materiale appena arrivato, che stanno pian piano sballando. Notiamo il generatore di corrente donato da Concetta e Francesco, diligentemente posizionato capovolto. Lo giriamo, mettiamo bene in vista le istruzioni tradotte in francese e fotografiamo, La matrone ci apre un armadio colmo di copertine e abitini per neonati che abbiamo inviato noi e che stanno man mano riponendo e distribuendo. Franca si emoziona, riconosce la copertina che aveva fatto e ricamato lei stessa quando aspettava Cristina. Entriamo poi nella” sala parto” ecco troneggiare la nostra bella lampada ginecologica, poi un nuovo muretto sul quale in bella vista c’è la coppa da ciclista donata a Domitilla da uno zio di Laura. Aveva detto che l’avrebbe data simbolicamente al primo bambino/a dell’anno fintanto che rimaneva alla Maternità, per poi rimetterla al suo posto per l’anno seguente. Al di là del muretto, sorpresa, ecco tutto il materiale donato da un ginecologo, amico di Luisa, C’è tutto: lettino, strumenti, contenitori ecc.. Passiamo poi a trovare le mamme, Simone educatissimo chiede il permesso di scattare foto, naturalmente senza flash,. le mamme acconsentono senza problemi. Ci sono tutti questi piccolini avvolti nelle morbide copertine che ha fatto la mamma di Daniela, è uno spettacolo! Una mamma, con l’aria alquanto provata, ci chiede timidamente se abbiamo abitini per neonati .Lei ha già 4 figli, ora ha avuto 2 gemelle. Tristemente facciamo segno di no, purtroppo questa volta nel volo abbiamo avuto dei grossi limiti coi pesi ma cerchiamo di spiegarle .che deve chiedere a suor Domitilla e pensiamo all’armadio colmo e a tutto ciò che non è stato ancora sballato.
Nei giorni seguenti Domitilla ci tranquillizzerà e ci mostrerà tanti pacchettini con gli abitini che consegnerà alle mamme prima che lascino la Maternità.
Franca continua a pensare, questa mamma le ha toccato il cuore e mi dice: “ Però la mia copertina…” Io chissà perché mi sento il ruolo di capogita e senza pensarci le dico: “ Ma certo che puoi prenderla, dopotutto è tua ed è giusto che vada a chi vuoi tu” Franca soprassiede, sembra che ottenuto il mio “ permesso”, trovi il coraggio di tornare all’armadio, sfilare la copertina e portarla alle gemelline, cercando di spiegare la storia.
Simone continua a fotografare, un gruppetto di donne in visita si schiera davanti ad un neonatino e scuotono la testa supplichevoli. Cielo! Mi rendo conto che sono animiste , le stiamo terrrorizzando, spiego a Simone di non avvicinarsi a quel lettuccio, temono la sua macchina più di un’arma! Lui sensibilissimo si gira, sorride al gruppetto e la mette via., continueremo in un altro momento. Torniamo in orfanotrofio, pranziamo piacevolmente con le suore. Il pomeriggio decidiamo di dedicarci un po’ ai bambini, distribuiamo i micro giochini che siamo riusciti a portare con noi, applichiamo sulle loro braccia i tatuaggi adesivi, il loro entusiasmo ormai è alle stelle. Dina ha un attimo di sconforto, dice di sentirsi spaesata, di non riuscire a rapportarsi con la nostra stessa sicurezza. Nemmeno noi padroneggiamo la lingua, conosciamo 10 parole ,come loro. Non possiamo passare il tempo ad abbracciarli e la conversazione è limitata. Ostentiamo una sicurezza che non abbiamo, timidi loro e timidi noi. Solo che abbiamo imparato a a mascherarla dietro una disinvoltura che non abbiamo. Questi grandicelli non ci giudicano, accettano i nostri strafalcioni e si impegnano a tentare di capire ciò che diciamo. Sanno che siamo lì per loro e ci vogliono bene, i regalini che noi portiamo sono visti come piccoli tesori che loro conservano con cura. Non sono solo educati, sono veramente affettuosi! Poi coi piccoli a Oussouye sarà tutto più facile. Dina si consola pensando di non essere la sola a vivere momenti di imbarazzo!
Sono le cinque,conveniamo che solo oggi possiamo pensare di fermarci a Cap per cercare il fratello di Cico ,un senegalese conosciuto sulla spiaggia di Loano ed approfittare per l’acquisto di qualche ricordino da portare in Italia. In meno di un’ora sbrighiamo tutto. A Cap è sufficiente mostrare “ l’indirizzo” ed in breve una scorta di almeno 30 persone ci accompagna trionfante fino ad uno degli innumerevoli negozietti di manufatti. Consegnamo l’orologio ( di plastica) al fratello di Cico e lui al cellulare chiama entusiasta il fratello in Italia per ringraziarlo e ce lo passa. Che strane emozioni!. Ci invita a cena e a pranzo il giorno dopo. Spieghiamo che non pensiamo di riuscire perché abbiamo poco tempo e mille cose da fare. Capisce, ha già sentito parlare di noi, sa quello che stiamo facendo, ci ringrazia a nome di tutti. Foto per Cico e si riparte. Uno sguardo all’orologio, prima di sistemarci per la cena, possiamo permetterci il lusso di una mezzoretta in spiaggia. Scaldiamo un po’ l’acqua dell’Oceano con i nostri piedi bollenti, per tutta la settimana avremo un caldo anomalo per la stagione, una media di 40 gradi. Riusciamo anche a metterci sulle sdraio, arriva subito un ragazzotto, omonimo del nostro Simone,, mette in mano un cocco fresco ad ognuno perché possiamo berne il latte. Ci beiamo per altri 10 minuti, nei giorni a seguire non ci ricapiterà più. Poi via, tutti alle docce e a cena, dobbiamo riprenderci e programmare il giorno dopo. Prima di buttarmi a letto mi siedo fuori e guardo il mare, la luna, le palme, tutto lo splendido paesaggio, arriva un cane, se ne vedono parecchi gironzolare in hotel, sono sicuramente di loro proprietà ma resisto alla tentazione di accarezzarlo, l’antirabbica è l’unica vaccinazione che non ho fatto, non si sa mai! Però gli parlo, lui mi guarda con occhi dolci, lo saluto, lui educato nemmeno mi sfiora, entro, richiudo la porta, guardo dalla finestra, lui risoluto si acciambella lì davanti e chiude gli occhi. Vado a letto con un gran senso di pace e sicurezza, l’insonnia di cui soffro a casa sembra un brutto ricordo. Scivolo in un sonno tranquillo.
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Arrivo a Dakar intorno alle15 come previsto. Siamo elettrizzati, nelle 6 ore d’attesa per il volo interno, siamo in grado di acquistare il pick-up per la Maternità di Cabrousse, portando così a termine il progetto 2008. Questo grazie alla straordinaria donazione della ditta Flou. Dobbiamo telefonare alla concessionaria Mazda, precedentemente contatta ed organizzare l’incontro. Speriamo di trovare all’aeroporto suor Maria Teresa,( come ci è stato quasi promesso), la superiora generale della Congregazione, presente in 8 stati africani. Oltre al piacere ed alla curiosità di conoscerla, per noi sarebbe un aiuto preziosissimo per la trattativa dell’autovettura, infatti è senegalese ma parla perfettamente italiano. Eccola, c’è davvero! Una suora alta, bel portamento, aria sicura e intelligente. Ci si avvicina decisa e abbraccia teneramente Francesca, le ha già parlato per telefono, in più, con Francesca, così piccina e minutina, viene naturale comportarsi così. Chi la conosce meglio però sa che, all’occorrenza sa tirare fuori gli artigli e trasformarsi in una” tigrotta”! Suor MariaTeresa saluta e abbraccia cordialmente anche noi ma in maniera decisamente più formale. Data la sua posizione giudichiamo che sia normale. Efficiente ed organizzata si occupa della custodia dei nostri ingombranti bagagli ( abbiamo con noi parecchio materiale umanitario), telefona alla Mazda e in tono imperativo informa che l’incaricato deve farsi trovare alla Casa Madre entro 30 minuti con l’autovettura perché noi abbiamo pochissimo tempo. Arriviamo alla Casa Madre un po’ intimiditi, si tratta di un edificio decoroso ma molto spartano. Ci accomodiamo in un salottino, le consegniamo il nostro calendario, lei coglie l’occasione per ringraziarci di tutto quello che stiamo facendo e per chiarire “ alcune cosette.” Lei apprezza e capisce il nostro desiderio di avere un rapporto diretto con le suore con le quali abbiamo fratenizzato, trova giusto che noi concordiamo i progetti con loro per poterli gestire e seguire .Ci prega però di coltivare il rapporto con le nuove responsabili, a noi va benissimo, suor Domitilla,nuova responsabile di zona, gode già di tutto il nostro affetto e fiducia( nei giorni a seguire impareremo ad apprezzare e a voler bene anche a suor Georgette e suor Clementine 2). Ci sembra giusto! Ci raccomanda di controllare con le suore gli elenchi dei bambini che frequentano la scuola, i cambiamenti che ci sono stati possono aver generato un po’ di confusione e ci ricorda che noi siamo responsabili davanti ai benefattori e dobbiamo accertare l’ effettiva presenza scolastica. Era uno dei lavori che avevamo già in programma ma sentirlo dire ci conferma che tutto si sta svolgendo con grande serietà da ambo le parti. Aggiunge che lei non ha alcuna intenzione di farsi da intermediaria tra noi e le tre strutture che stiamo aiutando, ci prega però di tenerla informata su tutti i nostri movimenti, tutte le suore godono della sua fiducia ma lei rimane comunque responsabile di tutto. In caso di qualsiasi, anche banale, errore sarebbe comunque lei a doverne rispondere.
Finalmente capiamo e quelle lievi ostilità del passato sono cancellate. Aggiunge che qualche suora è più intraprendente delle altre, a volte troppo e tende a prendere delle iniziative senza curarsi di informare nessuno, ciò non è bene perché dice, in una Congregazione oltre al dovere di rispettare le gerarchie, tutto funziona bene solo se si fa un “ gioco di squadra”. In cuor nostro sappiamo che si riferisce a suor
Clementine , lei ,così intemperante, così insofferente alle regole. Capiamo che uno dei motivi del trasferimento è sicuramente questo.
Arriva il signor Ly della Mazda con la vettura. Molto bella ma ci sembra un po’ piccola, sul catalogo avevamo visto un modello leggermente più grande, non ha però le 4 ruote motrici, in compenso ci sembra più confortevole, costa un po’ di più ma già che ci siamo… chiediamo un parere a Maria Teresa, lei ride e risponde di aver fatto tante cose nella vita ma non le è mai capitato di guidare nella savana per recuperare partorienti. Lascia perciò pieni poteri di scelta a suor Domitilla che dovrà guidare il mezzo. Suor Domitilla sceglierà le 4 ruote motrici e visti certi percorsi non possiamo che essere d’accordo! E’ arrivata l’ora di tornare in aeroporto , salutiamo e ringraziamo suor Maria Teresa che ci fa riaccompagnare con la sua macchina, lei non può venire perché ha la Via Crucis .All’aeroporto calcoliamo di avere tempo per mangiare un “ panino” e scambiare opinioni . In fila al ceck-in vediamo rispuntare suor Maria Teresa, è tornata per accertarsi che avessimo ritrovato i nostri bagagli e che non avessimo avuto problemi. Che carina! Ultima ora di volo, atterraggio particolarmente “ secco” e finalmente tocchiamo il suolo di Cap Skirring. Subito recupero bagagli sbattuti in qualche modo per terra, nel voltarci vediamo uno sparuto gruppetto che agita le mani verso di noi. Prime lacrimucce: sono suor Martine e suor Florance di Cabrousse che ci presentano suor Georgette che ha l’aria un po’ preoccupata. E’ lei che sostituisce suor Clementine alla Scuola Materna e forse teme un confronto. E’ quasi mezzanotte, il volo ha avuto un ritardo e ci spiegano che stanno aspettando da più di 2 ore. Che tenerezza mi fanno, tutte infreddolite ma contente. Purtroppo non possiamo intrattenerci con loro, fuori il taxi ci aspetta per il trasferimento in hotel, ci diamo appuntamento per l’indomani mattina e martedì con suor Georgette che si trova a Oussouye. Mi rivolge la parola un uomo, fino a quel momento non mi ero nemmeno accorta della sua presenza, penso sia il loro taxista. Scuoto la testa e comincio con la prima della mia serie di gaffes ( sono famosa per questo motivo) dico: “ Mi spiace, non parlo francese” Lui ride e risponde: “ Ma io sto parlando italiano, sono don Carlo, parroco di Cabrousse e ho studiato un po’ in Italia”. Rido anch’io imbarazzata ma coraggiosamente dichiaro: “ A quest’ora sono così stanca da non capire nemmeno l’italiano”. Saltiamo sul taxi, è notte ma la strada è familiare, svoltiamo, ma guarda, la s,tessa strada del Cap Royal, il nostro vecchio albergo, il cancello che si apre, ma… è lo stesso! E’ cambiato solo il nome ora che non c’è più Alpitur ma è sempre lui… il nostro caro, vecchio, confortevole albergo .Scendiamo, siamo circondati dai soliti ragazzotti che lavorano lì. Ci riconoscono, ci chiamano per nome, ci abbracciano tutti contenti, afferrano i nostri bagagli, ci festeggiano, ci dicono che temevano non tornassimo più con la chiusura della convenzione con Alpitur, dimenticano perfino di chiederci la mancia. Le nostre camere, questa volta sono sul mare,uno spettacolo… a dir la verità più per i turisti veri e propri, che per noi, che nel frattempo abbiamo incaricato i nostri ragazzi di procurarci un taxi per domani mattina alle nove. In fondo è solo il primo giorno, possiamo” prendercela comoda”.
0 comments francesco238 | DIARIO DI VIAGGIO: Cronaca di 7 giorni meravigliosi, intensi e laboriosi
Ciao a tutti,
i nostri fantastici amici di Tavolo 8 sono “rientrati alla base” sani e salvi. Come annunciano con indescriviblile gioia: MISSIONE COMPIUTA!
Li abbiamo sentiti al telefono, qualcuno ha scritto ….. l’emozione è così grande per tutti che se esistono le parole per esprimere quello che proviamo
…. scusate, io non le conosco.
Presto li incontreremo, vogliamo assolutamente condividere ogni particolare di questa incredibile avventura!
Sul loro sito, www.tavolo8.org, hanno pubblicato un’ultima riflessione e tante nuove bellissime foto, una panoramica di tutto il viaggio.
Spero con tutto il cuore che possiate trovare un po’ di tempo per tuffarvi in questo mare di emozioni
Un abbraccio a tutti
Francesca