settembre 2007

Una meravigliosa avventura

Sono appena tornata dal mio secondo viaggio in Senegal; finora non ho mai sentito il bisogno di espormi in prima linea ma questa volta l’esperienza è stata così intensa che desidero condividerla con tutti.
Abbiamo deciso di partire, Francesca ed io, soltanto all’ultimo momento dopo aver riflettuto a lungo sulle difficoltà che avremmo incontrato essendo la stagione delle piogge e non avendo l’appoggio dell’albergo.
Siamo state ospiti di Clementine; alloggiavamo in una camera, povera ma dignitosa, messa a disposizione per noi all’interno dell’orfanotrofio.
E’ stato bellissimo poter essere presenti e partecipi in ogni momento della giornata; per 15 giorni abbiamo condiviso la quotidianità con i bambini, le suore e le ragazze che lavorano all’orfanotrofio. Quotidianità significa, come in una famiglia, gioia e dolore.
E’ stata grande la mia gioia nello scoprire che, giorno dopo giorno, i bambini smettevano di considerarci solo come una novità, le strane “alhulum” venute da chissà dove, non si avvicinavano più solo per curiosità, ma cominciavano a capire che ogni mattina ci svegliavamo con loro. Piano piano siamo diventate anche noi persone su cui contare, a cui rivolgersi per chiedere aiuto nel vestirsi, nell’allacciarsi le scarpe, per andare in bagno o semplicemente per giocare con loro.
E’ stato meraviglioso poter instaurare un rapporto con loro, riuscire a farsi capire e capirli, imparare a conoscere la loro personalità, il loro carattere per saperli prendere nel modo più giusto.
E’ stato più difficile, ma comunque bello, costruire un rapporto con le ragazze grandi; abbiamo offerto il nostro aiuto, sempre in punta di piedi, sempre chiedendo prima a loro come potevamo renderci utili per non sembrare prepotenti e loro, in cambio, si offrivano di farci le treccine, ci invitavano a cenare con loro e a trascorrere la serata insieme. Vedere la commozione nei loro occhi il giorno della nostra partenza mi ha reso felice da un lato, perché ho capito che eravamo riuscite a farci accettare, ad integrarci veramente, ma dall’altro mi ha intristito profondamente perché sapevo che non le avrei più riviste per un anno.
Una delle gioie più grandi, per me, è derivata dal legame con Clementine. Durante il viaggio di gennaio ero rimasta più in disparte rispetto al resto del gruppo sotto questo punto di vista perché non l’avevo già conosciuta in viaggi precedenti, come Cristina e Francesca, e perché non avevo vissuto fianco a fianco con lei durante il suo viaggio in Italia.
Questa volta, invece, è stato diverso; posso dire, finalmente, di averla conosciuta veramente perché ho avuto l’opportunità di lavorare con lei, ma anche di chiacchierare, ridere e scherzare con lei.
Alla gioia che questo viaggio mi ha regalato, si è unito, però, anche un grande dolore che mi ha segnato profondamente, ma che mi ha reso ancora più consapevole del motivo per cui ho deciso di unirmi ad AmicoSenegal.
Visitando le maternità dei vari villaggi è frequente ascoltare storie terribili e drammatiche di bambini o mamme che non sopravvivono al parto e ogni volta si esce da questi luoghi con una tristezza dentro che spezza il cuore, ma quando succede ad uno dei tuoi bambini, è anche peggio. Assistere alla morte di un bambino che hai tenuto in braccio, a cui hai dato da mangiare, che hai lavato e vestito fino alla sera prima lascia un vuoto inspiegabile.
Questa esperienza mi ha dato tanto; per quanto abbia sofferto, sono convinta che la ripeterò ancora perché il legame che si è creato tra me e questi bambini va oltre qualsiasi pianto e qualsiasi difficoltà. Vedere i loro sorrisi, le loro manine tese verso di me, mi ripaga di tutta la fatica fatta e mi riempie il cuore di gioia.
Non smetterò mai di ringraziare Francesca per avermi contagiato con la sua passione e per avermi coinvolta in questa meravigliosa avventura.

Giulia Parma

Un viaggio attraverso le emozioni: una straodrinaria esperienza d’amore

Ciao a tutti! Sono appena tornata dal mio quinto viaggio in Senegal.
Quella che ho vissuto è stata un’ esperienza così intensa che ho il solo timore di impoverirla con le mie parole… Confesso di aver esitato e di aver avuto paura prima della partenza, nel pieno della stagione delle piogge, ospite in orfanotrofio, consapevole della mia fragilità.
Sono tornata, in verità un po’ malconcia, mi sono ammalata, una fatalità, probabilmente una banale febbre di gola, poteva capitare anche qui. La cosa veramente importante per me è di aver sfidato il mio fisico e di aver superato la prova. Ora mi sento più forte e tanto, tanto arricchita dentro. Certo potevamo fare di più,potevamo fare meglio ma se abbiamo un po’ deluso qualcuno vi prego di considerare che è stato solo un inizio.
Quanti pensieri, ricordi si affacciano alla mia mente in questo momento: l’accoglienza delle suore giovani, la tenerezza delle suore mamì (le nonne), gli abbracci polverosi dei bambini e i baci dolci e umidi dei più piccolini.
Poi i biberon, le pappe, i pannolini, le docce e i giochi. Il nuovo salone, frutto del nostro e vostro lavoro, che aiutava tanto noi e i bambini a ripararci da quel caldo insopportabilmente appiccicoso e dalla pioggia che allagava tutto!
Dopo una settimana la mia malattia, la paura negli occhi di Giulia e in quelli delle suore. Voglio ringraziare Cristina, la mamma di Giulia, medico, che mi ha curata per telefono, sostenendoci e rassicurandoci.
E poi Abibe, un anno, che in 24 ore, la malaria ci ha portato via. Quanta voglia di fuggire in quel momento e poi la consolazione di poter almeno sostenere suor Clementine, il nostro dolore è immenso ma il suo è infinitamente più grande, con Abibe se n’è andata una parte di lei.
GRAZIE “PICCOLA GRANDE” GIULIA per esserti occupata anche di me, eri sfinita quel tremendo giorno quando facevi la spola, correndo in ospedale da Abibe e in cameretta da me!
Grazie Cristina per la tua telefonata, per aver detto:”Vorrei essere lì con voi in questo momento!”. C’ERI!
Grazie Dede, sentire la tua voce ed il nostro piangere insieme mi hanno aiutata a sopportare quei terribili momenti.
Grazie Carmen per avermi sempre sostenuta con i tuoi messaggini.
Quando ho cominciato a sentirmi meglio, il sollievo delle suore, il rendermi conto che per loro la sconfitta della malattia è vissuta sempre come un piccolo miracolo.
Si prova a tornare alla normalità, i bambini aiutano: sento ancora la voce di Jeanne, due anni e mezzo, simpatica piccola peste che ha l’arte di finire sempre nei pericoli e il suo grido appassionato:”Alhulum prends moi”. Rivedo ancora la sua gemella, la mia vezzosa Paulette che mi corre incontro a braccia aperte con il suo IEEE…
Mi commuovo ripensando a Kadyetou, cinque anni, già così responsabile mentre si occupa dei più piccoli.
E poi Barnabè, quattro anni, mi intenerisco al ricordo della sua generosità, sempre pronto a cedere il suo posto ed i giocattoli ( fornitura Amico Senegal) ai bambini più piccoli.
Che gioia poter constatare che con il passare dei giorni non ero più alhulum ma ero diventata Fransi.
Infine gli arrivederci, questa volta più difficili che mai. Quanta nostalgia!
Ora posso pensare a quella piccola comunità come alla mia grande famiglia Africana.
Abibe, voglio pensarti così: Un piccolo, sorridente, simpaticissimo angelo nero!
A chi al termine del mio racconto commenta con un sospiro: “Eh, questa è l’Africa!”.
Rispondo che sono d’accordo con la constatazione ma mai e poi mai con la rassegnazione.
Se nella mia vita, con il vostro aiuto, dovessi salvare anche un solo bambino o rendere migliore la vita a più di qualcuno, sarò già contenta e certamente continuerò a lottare per questo.

Ciao a tutti
Francesca

Presentazione del libro “el casciabal” di Simone Milesi

Un nostro socio, Simone Milesi, ha pubblicato il libro “el casciabal, poesie e pensieri in dialetto brianzolo“.

Sabato 22 settembre 2007 ore 16.30
Biassono
, Parcheggio della stazione (Via Parco angolo Via Regina Margherita)

Il ricavato della vendita dei libri sarà devoluto alla nostra associazione.

Vi aspetto numerosi.

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